Home

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando a navigare nel sito accetti il loro utilizzo.

Guarda la Cookie Policy

Non hai abilitato i cookies sul tuo computer. Potrai modificare questa scelta.

Hai abilitato i cookies sul tuo computer. Potrai modificare questa scelta.

invalsiIn questi giorni molti hanno espresso considerazioni relative agli esiti delle prove redatte dall’ente Invalsi che vengono svolte nelle scuole, tutti o quasi restano silenti in merito al fatto che esse vengono gestite da un ente pubblico che di fatto ritiene “legale” lo sfruttamento del lavoro dei docenti, professionisti che non sono dipendenti dell’Invalsi.

Una situazione di sfruttamento e caporalato che si contrappone a qualsivoglia concetto di istruzione: la scuola deve infondere rispetto per le regole, tradisce la sua funzione quando diviene luogo di prepotenza e che questo avvenga in favore di un ente che sostiene doverla valutare è un tragico paradosso.
Sono anni che la Gilda degli Insegnanti di Piacenza e Parma denuncia pubblicamente che l’Invalsi, ente statistico preposto alla rilevazione dei livelli scolastici di apprendimento, è l’unica amministrazione pubblica che pretende dalle persone prestazioni lavorative gratuite, un vero e proprio sfruttamento che viene imposto al personale scolastico docente e non docente.
Ci riferiamo alle complesse operazioni di data entry che i gestori dell’Invalsi pretendono dalle persone.
La Gilda di Parma e Piacenza ha chiesto più volte all’Invalsi di sedersi ad un tavolo per negoziare questo lavoro extra, uno sfruttamento a “nero” talvolta imposto con metodi minacciosi: certi dirigenti scolastici, fortunatamente non tutti, pretendono di reclutare manovalanza intellettuale a costo zero per un ente che non ha sottoscritto alcun contratto con il personale delle scuole.